Io esisto, dunque inquino.

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io esisto dunque inquino

BresciaOggi 6 febbraio 2018 -

Abbiamo costruito una società fondata unicamente sul consumo, consumo che trascina con sé lo scarto, il rifiuto e l’accumulo incontrollato.

Ed allora facciamo una piccola panoramica solo su alcuni di questi aspetti.

La carta: dépliant, brochure o cataloghi, ne vengono stampati a miliardi ogni anno per ogni evento,  azienda, occasione, promozione e sono nella quasi totalità gettati via. Soltanto l’Ikea stampa oltre 200 milioni l’anno di cataloghi, più della Bibbia. E quanti libri, quaderni, album, risme, agende e notes vengono prodotti al mondo ogni anno?

Il materiale cartaceo è in ogni luogo, nei vari formati, spessori e utilizzi. La produzione della carta è una industria fiorente con forte richiesta. Ma riusciamo a focalizzare cosa vuol dire disboscare foreste e ripiantarle per lo stesso motivo? Non basta chiamarle foreste controllate, per liberarci dalla colpa che abbattiamo alberi, di cui sulla Terra c’è un estremo bisogno, visto che producono l’ossigeno essenziale per noi e depurano l’aria che in gran parte non ha più le caratteristiche che dovrebbe avere.

Gli imballaggi: si imballa qualsiasi cosa prodotta, venduta, regalata, spedita, stoccata. Nessun prodotto entra nel circuito della vendita se non avvolto da un corpo estraneo. Il packaging è di carta, plastica, imbottiture, legno, collanti e a livello mondiale incide pesantemente perché diventa nella quasi totalità scarto e solo in parte è riciclato.

Quando premiamo il tasto dello sciacquone, oltre al prodotto della nostra evacuazione se ne vanno carta e acqua. Carta e acqua che moltiplicati per la quasi totalità degli abitanti del pianeta, danno come risultato milioni di ettolitri ed altre foreste distrutte. La domanda globale di carta igienica prevede l’abbattimento di 10 milioni di alberi l’anno. Poi ci sono fazzoletti, carta da cucina, teli igienici ecc. ecc…

Nella produzione di qualsiasi oggetto ci circondi, si ottengono quantitativi immensi di scarti, di sfridi, di prodotti difettati, di liquidi e di fanghi di lavorazione spesso tossici.  A questa mole dobbiamo aggiungere gli stessi oggetti quando, ormai vecchi od obsoleti, finiranno nelle discariche. Peccato che a volte il vecchio ed obsoleto corrisponda a 3 o 4 stagioni…

Quanto laviamo? Tutto, tutto deve essere pulito, non solo nelle nostre case, ma anche nei luoghi pubblici, nelle aziende, negli ospedali, ovunque perché sappiamo cosa significa entrare in contatto con germi e batteri patogeni. E poi laviamo il nostro corpo, forse troppo. In tutta la nostra vita usiamo quantità incredibili di acqua e detergenti di ogni tipo (a cui aggiungere prodotti per la cura del corpo e maquillage, farmaci, parafarmaci ecc ecc.) con un contributo notevole all’inquinamento, trattandosi di sostanze chimiche nella quasi totalità non biodegradabili ed a forte impatto ambientale.

E il cibo? Da pochi anni finalmente abbiamo scoperto che in tutta la filiera agroalimentare la produzione di scarto è elevata e raggiunge cifre da capogiro. Alimenti perfettamente edibili, ma che si gettano  con nonchalance, mentre 1 miliardo di persone al mondo muore di fame.

Cibo prodotto per 12 miliardi di persone, perché dobbiamo avere frigoriferi , dispense, magazzini , negozi e supermercati pieni, ridondanti di alimenti. Ma per produrre tutto questo, consumiamo ingenti quantitativi d’acqua, di terra, di energia e risorse umane. E rastrelliamo mari e terre indisturbati.

A conclusione valutiamo il fine vita. Neppure in quest’ultima fase riusciamo a lasciare la terra ecologicamente in punta di piedi. Finiamo in una cassa di legno super verniciata, contenente imbottiture di tessuti sintetici ed una cassa piombata (aggiungiamo pure i fiori, che finiscono in pochi giorni nella spazzatura). La cassa è spesso interrata, oppure in alternativa bruciata, ma in entrambi i casi creiamo inquinamento per la terra e per l’aria.

Ecco questi sono solo alcuni degli aspetti dello scarto, se valutassimo tutto, riempiremmo  una Treccani…

La Terra è un circuito chiuso, tutto resta in circolo, non c’è modo di eliminare completamente o dissolvere qualcosa che è tossico e non si rigenera, perché in gran parte i rifiuti sono inorganici. Se li bruciamo, le polveri e le sostanze ottenute dalla combustione restano nell’aria, se li interriamo, la decomposizione inquina la terra circostante, spesso coltivata, ed entra in falda acquifera.

E i rifiuti viaggiano nel mondo, si spostano addirittura da un continente all’altro. L’aria “frizzantina” di Chernobyl si è fissata nei ghiacci dell’Antartide e sugli aceri del Canada.

Stupisce che ad oggi, ilgenere umano capace di cose mirabili in costruzioni d’ingegneria ed in operazioni chirurgiche incredibili, che è stato sulla luna e negli abissi marini, non abbia ancora risolto seriamente il problema dei rifiuti.

Dobbiamo cambiare alcuni meccanismi obsoleti che regolano questa società che si presenta con innovazioni strepitose, ma dai risvolti neandertaliani, perché le condizioni del pianeta sono davvero preoccupanti e non stiamo parlando di cosa lasceremo ai nipoti, ma di quello che vedremo noi stessi tra pochi anni.

C’è una grande autostrada da imboccare, lastricata di idee, azioni quotidiane, cambiamenti alimentari, iniziative e cooperazioni per avviare progetti mirati.
Ma dobbiamo farla tutti insieme, perché possiamo ancora farcela a non distruggere quello che ci è stato donato e che non abbiamo mai rispettato, convinti di esserne padroni assoluti.

Io esisto, dunque cambio.

 

di Marina Borghetti

Presidente Associazione Un pane per tutti

 

Pubblicato in Press