Contro lo spreco anche Popolis

Brescia – Lo spreco alimentare è un tema di cui si parla molto, quando si parla di consumi, “eppure – sottolinea Marina Borghetti – non se ne parla abbastanza”. La fondatrice dell’Associazione Un pane per tutti non è la sola a pensarla così: meno frequentato, decisamente, è il piano dell’azione, a dispetto di un mondo in cui la morte per inedia è ancora una triste e diffusa realtà.

Ma senza arrivare ai più angoscianti estremi, il numero delle persone che soffrono la povertà alimentare è in continua crescita, in una prospettiva allarmante considerato il perdurare di una crisi che non sembra destinata a risolversi in tempi brevi.

È bene distinguere tra spreco ed eccedenza. Si indica con “eccedenza” la quantità di prodotti che per vari motivi avanzano nei vari stadi della filiera. Le eccedenze alimentari, in particolare, sono una conseguenza inevitabile dei cicli di produzione, trasformazione e distribuzione: la ragione principale sarebbe “il disallineamento tra domanda e offerta e la non conformità del prodotto a standard di mercato”.

“Lo spreco, ed è questo a preoccuparci moltissimo – precisa Borghetti – è la quantità di eccedenza che non viene riutilizzata per il consumo, pur avendone tutte le caratteristiche come commestibilità, proprietà organolettiche, ecc”.
Com’è nata l’idea di “Un pane per tutti”?
Sono da sempre molto attenta alle tematiche ambientali. Venti anni fa ho registrato un brevetto per la raccolta differenziata; in seguito mi è bastato guardare con attenzione per trovare un’inquietante serie di incongruenze tra disponibilità alimentari e loro utilizzo, considerando che questo passa, almeno in Europa, attraverso la Gdo. Ed è nata proprio in un supermercato, circa due anni fa, quando ho visto gettar via un melone, ancora acerbo, che era semplicemente scivolato dal bancone, ma non mostrava intaccature o difetti. Di lì a poco vidi ripetersi la medesima scena con l’uva, che venne gettata nella indifferenziata per qualche acino scuro… “politica aziendale”, mi dissero. E così ho cominciato a leggere e a documentarmi, ad aprire un gruppo Facebook da cui venne, piuttosto in fretta, un riscontro convincente del grosso interesse che la questione delle eccedenze alimentari in effetti suscita.

Ogni anno vengono sprecati dall’intera filiera alimentare italiana 6 milioni di tonnellate di alimenti, nelle diverse fasi produttive e di consumo. la sola distribuzione retail (GDO e punti vendita) ha un eccedenza annua di 704.000 tonnellate, di cui il 95% (circa 671.000 tonnellate) viene sprecata, cioè smaltita in discarica. Ed è un dato noto che quasi il 50% delle eccedenze generate nella filiera agroalimentare sarebbe recuperabile per l’alimentazione umana con relativa facilità, indicando in circa 3,2 milioni di tonnellate annue quelle definite “ad alta e media fungibilità”, ossia rapidamente e perfettamente recuperabili per il consumo umano.

“Invece – riprende Borghetti – circa il 15% è ad oggi recuperato per essere donato alle food banks e agli enti di carità che lo ridistribuiscono agli indigenti. E quando il surplus ancora buono non viene recuperato diventa spreco. Fa certamente la sua parte la ristorazione (commerciale e collettiva) che spreca in totale circa 200.000 tonnellate di cibo ogni anno. Ma devono rispondere anche le mense (quelle scolastiche in primis, dove il pesce del venerdì va quasi interamente sprecato e dove il pane è porzionato in misura di molto superiore alla necessità dei bimbi). Lo spreco più alto è individuato comunque presso il consumatore: si parla di oltre 2 milioni di tonnellate solo in Italia.

Articolo completo: http://www.popolis.it/SezioneEspansa.aspx?EPID=32!10!32!12!61481!

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